Biblioteca

La Biblioteca è aperta al pubblico da lunedì a venerdì, dalle 8.30 alle 12.30. Per le aperture pomeridiane, subordinate alle molteplici attività accademiche, si consiglia di consultare preventivamente il personale responsabile.

La Biblioteca, istituita pochi anni dopo la fondazione dell’Accademia, consta di oltre 35000 monografie, 2050 periodici, 1130 buste di opuscoli, 95 buste di manoscritti, 208 faldoni di atti vari, 78 registri manoscritti, 140 cinquecentine, 8000 edizioni di pregio, quasi 3000 incisioni veronesi, 4790 fotografie e cartoline d'epoca veronesi e della provincia veronese, 63 mappe e disegni originali, 1690 audiovisivi.

L'Accademia vanta il possesso di un archivio che risale al 1768 e che raccoglie in 118 buste migliaia di documenti manoscritti, lettere, manifesti, ricerche, memorie, mappe e carte geografiche autografe, che, anno dopo anno, raccontano la lunga storia dell'Istituto, della città che lo ospita e, per il periodo veneto, della Repubblica Serenissima.

Tra il materiale di maggior pregio, vi è il Fondo Carlotti, proveniente da una donazione testamentaria del marchese Felice Carlotti, composto in larga parte da edizioni del XVI e XVII secolo; il Fondo Zantedeschi, ricchissimo di pubblicazioni a carattere scientifico concernenti la fisica del XIX secolo; il Fondo Vanzetti, con la storia della bonifica agraria italiana, e la collezione di incisioni dell'artista tipografo Renzo Sommaruga.

Sono stati, inoltre, acquisiti gli archivi di Luigi Buffatti, già presidente della Banca Popolare di Verona, del politico Giuseppe Trabucchi, dello stampatore Giovanni Mardersteig, di Mario Carrara, già direttore della Biblioteca civica, di Renzo Chiarelli, già soprintendente ai beni artistici e storici di Verona, del latinista Giambattista Pighi, già rettore vicario dell'Università di Bologna, di Olindo Viviani, già vice-direttore della Biblioteca civica di Verona e segretario della stessa Accademia, e di Vittorio Cavallari de Caballaria, medievalista e co-fondatore dell'Istituto per gli studi storici veronesi.

Complessivamente, la parte più significativa dei titoli va alla storia dell'arte e alla storia della città, all'agricoltura e alle scienze naturali. Per quanto riguarda la storia di Verona, la sezione locale, ricchissima, presenta una nutrita serie di edizioni rare.

Cronologicamente, il Settecento e l'Ottocento sono secoli ben rappresentati, specie dalla sezione manoscritti, con i suoi circa quattrocento scritti di soggetto economico e agrario, tra i quali, i gioielli, sono un lavoro di Pietro Montanari sull'arte militare (1768), un rapporto sullo stato economico e sociale della provincia veronese ad opera di Giovanni Scopoli (1837), le tavole di Filippo Alessandro Gianfilippi sui tipi di pesca praticati sul Lago di Garda (1838), la monumentale monografia di Alfonso Zenetti sulla bonifica delle Grandi Valli Veronesi. Costituiscono la sezione più ricca della biblioteca i periodici, parecchi dei quali in lingua straniera, per lo più riguardanti le scienze naturali e agrarie, in grande maggioranza ottenuti per scambio.

La Biblioteca è dotata di tutte le attrezzature che la moderna ricerca richiede e il suo catalogo è consultabile anche online.

Catalogo

Il Fondo Carlotti

Il marchese Felice Carlotti di Riparbella (Montebello Vicentino, 20 agosto 1900 – Padova, 8 aprile 1987) è tutt’oggi ricordato in Accademia come nobile gentiluomo di vecchio stampo, amico e collega accademico. Discendente di una delle più antiche, titolate e ricche famiglie della città scaligera, dopo il conseguimento della maturità classica presso il Lliceo Scipione Maffei di Verona, entrò nella Regia Scuola Navale Superiore di Genova, divenendo, quindi, ingegnere navale e meccanico, nel 1923.

Bibliofilo dilettante ed appassionato, dotato di una ottima cultura e di un forte attaccamento alla terra d’origine, grazie alle proprie possibilità economiche, setacciò per circa cinquant’anni il mercato librario europeo, alla ricerca di edizioni veronesi e di incisioni relative alla città e al territorio scaligero. Durante i suoi numerosi viaggi acquistò monografie, opuscoli, estratti che lentamente andarono a formare quella ricca collezione che trovò spazio nel suo palazzo di Padova e venne, poi, generosamente donata all’Accademia.

Del lascito si cominciò a pensare a partire dall’autunno del 1977, a seguito di una serie di contatti, sia personali che epistolari, fra il marchese Felice e Carlo Vanzetti e Mario Carrara, all’epoca rispettivamente Presidente e Segretario accademici. La formalizzazione della preziosa eredità avvenne il 15 gennaio 1983, quando Carlotti formulò le proprie ultime volontà. L’esecuzione di queste si protrasse a lungo, anche per via dei tempi burocratici necessari all’ottenimento dell’indispensabile beneplacito all’accettazione da parte dell’autorità competente. L’autorizzazione arrivò il 17 aprile 1990, sotto forma di un decreto del Presidente della Repubblica Francesco Cossiga e l’acquisizione effettiva del fondo da parte dell’Accademia fu completata alla fine della primavera dello stesso anno, mentre la catalogazione si protrasse sino alla primavera del 1992.

La consistenza del lascito di Felice Carlotti è imponente: 4400 unità librarie e 3000 incisioni di grande pregio. In riferimento alla data di stampa, troviamo un incunabolo del XV secolo, 121 cinquecentine, 112 seicentine, 641 settecentine, 3525 edizioni moderne, della quali 1290 edite nel corso del XIX secolo e 2235 nel XX. Il patrimonio è ricco e vario, composto da opere riguardanti la storia, la religione, la filosofia, le scienze fisiche matematiche e naturali, l’arte, la biografia, il diritto…

Aspetto pregevolissimo della collezione carlottiana è la sua valenza antiquaria e bibliografica: sulla seconda di copertina, di norma, ciascun pezzo riporta incollato il ritaglio del catalogo antiquario ove esso venne acquistato. Ciò significa disporre di una serie di notizie molto preziose, quali la descrizione e la storia del volume, il valore commerciale stimato e il prezzo effettivo d’acquisto, il mediatore dell’affare (si trattava spesso di Pino Simeoni, bibliofilo veronese ben noto ed ex dipendente della Biblioteca Civica di Verona). Qua e là, fra le pagine, appaiono delle annotazioni in matita autografe dell’acquirente, indice della sua passione per la carta stampata e della sua erudizione.

L’intero lascito, nel 1989, fu valutato di poco inferiore ali 143 milioni di vecchie lire, ossia 74.000 euro odierni.

Ufficialmente è ammesso alla pubblica consultazione a partire dalla primavera del 1992, secondo le modalità d’uso previste dalla volontà testamentaria del marchese, ovvero visione in sede e divieto di asporto dalla stessa.