LA STORIA








                I settecenteschi reggitori della Repubblica di Venezia si dimostrarono lungimiranti quando, avendo capito che l'era del dominio sul mare e dei commerci della Serenissima stava tramontando, rivolsero le loro attenzioni all'entroterra e alle ricchezze che potevano provenire dall'agricoltura e dagli allevamenti. Diedero allora incarico al veronese Pietro Arduino, esimio professore di Botanica all'Università di Padova, di eseguire una approfondita indagine sullo stato della campagna veneta. Fatti accuratamente gli opportuni rilievi, il professore presentò al Senato una relazione in cui descrisse lo stato di penosa arretratezza e totale anarchia in cui le attività venivano svolte, suggerendo, tra l'altro, di istituire in ogni città dello Stato un'Accademia di Agricoltura, a cui affidare l'incarico di studiare ed insegnare ai contadini tecniche più moderne ed efficaci.  Fu così che, con due lettere Ducali del 1768, il Governo della Serenissima Repubblica di Venezia istituì in tutto il proprio territorio Accademie di Agricoltura, con il compito di "occuparsi con buoni metodi e assiduo impegno sui modi di trarre dalla terra qual maggior frutto che rispettivamente alla diversa natura del suolo può essa somministrare ... e ammaestrare e dirigere i villici e i proprietari terrieri in tutto il dominio veneto".

                Istituita nel 1768, l'Accademia di Agricoltura di Verona ebbe la fortuna di annoverare tra i propri soci, che dovevano essere per statuto tutti nobili o grandi possidenti terrieri e "affezionati ed esperti della materia abitanti in città", alcune personalità dotate di ingegno, di mezzi e di iniziativa. La maggior parte delle Accademie si estinse precocemente e solo poche poterono sopravvivere; tra queste, particolarmente attiva fu l'Accademia di Agricoltura di Verona, che seppe imporsi come la massima istituzione culturale della città. Dopo una decina d'anni dalla sua istituzione, durante i quali si era distinta per aver avviato la bonifica delle Grandi Valli Veronesi e costruito la strada che da Verona portava ai monti e ai boschi Lessini, l'Accademia si assicurò il sostegno economico di Venezia e l'assegnazione di una sede  prestigiosa, di una  ricca biblioteca e di un museo di cose naturali. In quel tempo, oltre che per i numerosi studi, va dato merito all'Accademia di aver istituito e pubblicato la serie delle osservazioni agrarie, meteorologiche e mediche, con inizio dal 1791 e a tutt'oggi di grande valore. Alla caduta della Repubblica Veneta, sotto l'urto dell'esercito napoleonico, mentre le accademie di altre città furono aggregate in atenei, il responsabile della piazza di Verona, il generale Miollis, ammirato dalla nostra istituzione, non solo la risparmiò, ma le diede nuovi mezzi per sostenersi, assegnandole un contributo annuo di 6.000 lire venete, nonchè i proventi di alcune pese comunali e dell'affitto di alcuni arcovoli dell'Arena, e donandole il giardino del palazzo del Governo, che fu trasformato in Orto botanico, donato più tardi al Comune. Godette così di un momento di grande rilancio e fu in in grado di sviluppare in quel primo Ottocento tutta la sua potenzialità di studi e ricerche. Sotto il sucessivo dominio austriaco, l'Accademia non perse le proprie prerogative e proprietà, ma non fu più in grado di progettare e realizzare grandi opere ed i soci si dedicarono prevalentemente alla ricerca, in particolare nel campo della tassonomia botanica e zoologica; fu così accumulata una ricca collezione di reperti naturalistici, che andò sempre più crescendo con il tempo, costituendo poi il primo consistente nucleo di quello che diverrà il Museo di Storia Naturale di Verona. Molti accademici si distinsero nella lotta contro l'occupazione austriaca e tra questi in particolare Carlo Montanari, martire a Belfiore, Aleardo Aleardi e i conti Antonio Scopoli e Pietro Emilei.
     
                Una volta raggiunta la libertà e l'annessione all'Italia, l'Accademia visse un periodo di grande fermento di iniziative, studi, ricerche e pubblicazioni per il miglioramento della nostra agricoltura. Sotto la sua spinta, nacquero periodici specializzati come il Giornale Agrario Industriale e il Giornale Agrario Veronese, nonchè l'Ape Italiana, che fu la prima rivista nel Bel Paese dedicata alla coltura delle api. Furono indetti bandi di concorsi, allestite mostre, assegnati premi e promosse iniziative didattiche, come la Scuola Domenicale d'Agricoltura e la Cattedra Ambulante d'Agricoltura. Furono fondati e patrocinati consorzi come l'Associazione Agraria dell'Alto Veronese o la Società Enologica. L'attività accademica divenne veramente frenetica e indirizzata a tutti i settori dell'agricoltura e dell'allevamento, ma non mancarono studi su problemi di attualità, quali l'emigrazione, lo sviluppo della rete ferroviaria, la canalizzazione delle acque dell'Adige, la difesa dalle alluvioni, il rimboschimento, lo sviluppo industriale. L'Accademia divenne così, alla fine del XIX secolo, non solo il polo culturale di Verona, ma anche il centro propulsivo e propositivo delle varie attività industriali, commerciali ed agricole, ideando ed organizzando la celebre Fiera dei Cavalli. Dalle sue costole, oltre a formarsi il noto Museo di Storia Naturale di Verona, si costituì anche la celebre Fiera internazionale dell'agricoltura; inoltre, molti dei suoi volumi hanno arricchito la Biblioteca Civica.
                Da allora, anche attraverso numerose vicissitudini, l'Accademia ha proseguito i suoi lavori fino ai nostri giorni, assumendo il nome di Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona, proprio perchè le sue ricerche spaziano non più solo nello stretto campo dell'agricoltura, ma anche nei più diversi ambiti del sapere. Si può quindi sostenere che è anche suo merito se Verona è oggi all'avanguardia nazionale ed internazionale nel settore agro-alimentare per produzione, trasformazione, ricerca e didattica.Furono soci dell'Accademia tutti i nomi più prestigiosi della cultura veronese di questi due secoli, da Antonio Maria Lorgna a Giovanni Arduino, da Antonio Cagnoli a Giuseppe Tommaselli e poi Giuseppe Zamboni, Ciro Pollini, Abramo Massalongo sino ai più attuali Giovanni Battista Pighi, Egidio Meneghetti, Achille Forti, Licisco Magagnato, Gino Barbieri, Luigi Messedaglia, Carlo Vanzetti, che hanno arricchito con i loro scritti il patrimonio scientifico dell'istituzione; ma anche figure della storia religiosa e politica della nazione, come Carlo Montanari, Aleardo Aleardi e don Nicola Mazza.

                Da una cinquantina d'anni la nuova sede dell'Accademia si trova nel bellissimo palazzo settecentesco Erbisti, con la sua austera sala delle adunanze e la sua preziosissima biblioteca ed il suo ricco archivio.
                Ogni anno l'Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona pubblica il frutto della sua attività nella propria rivista Atti e Memorie, che ha raggiunto nel 2009 il CLXXXI volume (a.a. 2004-2005). E' editrice anche di varie monografie fuori serie e degli atti dei convegni che organizza. Lo stato italiano riconosce l'Accademia istituto a rilevanza nazionale ed essa svolge attività convenzionate con la Regione Veneto, con enti pubblici e società private.